Sezione Salute & Benessere

 

Responsabile: Maria Emilia De Leo

 


In Evidenza

UN NUOVO INDICATORE DI BENESSERE: IL BES - BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE

Negli ultimi anni il dibattito sulla misurazione del benessere degli individui e delle società si  è presentato spesso all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Già nel 1968 Robert Kennedy aveva proposto, in un celebre discorso, una visione del benessere basata su parametri ed indicatori più articolati e complessi della semplice valutazione della ricchezza economica.

Nel mese di marzo 2013, finalmente, è uscito, a cura del CNEL e dell’ISTAT, il primo rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile. In tale studio viene esaminato qual’ è, attualmente (sarà aggiornato annualmente), lo stato di Benessere nelle diverse regioni italiane, andando al di là del solo Indicatore dell’attività economica, il PIL.

Quel che oggi è emerso, in modo innovativo e rilevante, è l’importanza e la consapevolezza di un benessere in assenza di problemi di salute e di malattia, in diretta relazione, invece, con la qualità e lo stile di vita.

Sono state pubblicate, in tale rapporto, le prime Linee Guida per misurare il benessere soggettivo all’interno della nazione.

Gli studiosi, pertanto, si sono avvalsi non  di un singolo indicatore ma, di un articolato insieme di 134 parametri che descrivono  12 ambiti  o dimensioni del benessere sociale, un insieme condiviso di indicatori utili a definire lo stato ed il progresso dell’Italia.

E’ apparso molto interessante che, in tale rapporto, tra gli indicatori del Benessere, grande rilievo sia stato dato alla qualità dell’alimentazione.

Dai dati emerge che una inadeguata e scarsa qualità della nostra dieta quotidiana è responsabile delle più diffuse e gravi patologie; mentre, una  dieta sana e bilanciata, con un attento stile di vita,  può sicuramente portarci a vivere  meglio e più a lungo.

Le nostre informazioni, la nostra cultura alimentare e le nostre conseguenti scelte, possono decisamente influire sulla qualità dell’ambiente ed possono essere determinanti per attuare un riequilibrio dell’ecologia ambientale.

Privilegiando prodotti freschi, di stagione, biologici e provenienti da produzioni locali, diversificando la nostra dieta con molte specie e varietà differenti, riducendo gli sprechi alimentari, si aiuta lo sviluppo di  un’agricoltura sostenibile che non inquina e preserva il paesaggio. Se mangiamo correttamente, rispettiamo e miglioriamo anche l’ambiente in cui viviamo, traendone, indirettamente, quindi, un secondo beneficio in termini di benessere nostro e della nostra comunità.

Effettuando delle attente scelte alimentari si è in grado di favorire una maggiore giustizia sociale: si può pagare il giusto costo per i cibi, riconoscendo ai produttori un prezzo equo (specie con acquisti a Km zero, direttamente dai i produttori).

I 12 AMBITI O DIMENSIONI DEL BENESSERE

1) SALUTE

Il primo capitolo dello studio, quello che ho voluto in tale articolo maggiormente approfondire, riguarda il tema della salute degli italiani. In esso vengono riportati sia dati di natura epidemiologica, che dati relativi agli stili di vita. Attraverso i tassi di mortalità e speranza di vita alla nascita, viene fatta una fotografia sull’evoluzione dello stato di salute della popolazione tra il 2001 e il 2011.

Si vive sempre più a lungo, ma sono forti le disuguaglianze sociali. La vita media continua ad aumentare,  l’Italia è tra i Paesi più longevi d’Europa.

Gli italiani nel 2011 sono più longevi rispetto a 10 anni prima, ma con differenze di genere ridotte: le donne, benché favorite in termini di longevità, sono più svantaggiate in termini di qualità della sopravvivenza, infatti, oltre un terzo della loro vita (in media) è vissuto in condizioni di salute non buone.

Il Mezzogiorno vive una doppia penalizzazione: una vita media più breve ed un numero minore di anni vissuti senza limitazioni. Le donne che risiedono in quest’area a 65 anni possono contare di vivere in media ancora 7,3 anni senza problemi di limitazione nelle attività quotidiane, mentre per le loro coetanee del Nord gli anni aumentano a 10,4.

La mortalità infantile, quella da incidenti da mezzi di trasporto e quella da tumori  sono in calo nel lungo periodo, mentre crescono i decessi per demenza senile e malattie del sistema nervoso.

La popolazione, peraltro, continua a essere minacciata da comportamenti a rischio: l’obesità è in crescita (circa il 45% della popolazione maggiorenne è in sovrappeso o obesa); l’abitudine al fumo, a distanza di 10 anni, mostra solo una lieve flessione (nel 2001 i fumatori erano il 23,7% della popolazione di 14 anni e più, nel 2011 sono il 22,7%), ma non diminuisce per i più giovani; tra questi ultimi, inoltre, si sono diffuse pratiche di abusi nel consumo di bevande alcoliche.

Uno stile di vita sedentario caratterizza un elevato numero di adulti: il 40% non svolge alcuna attività fisica nel tempo libero; inoltre, in Italia oltre l’80% della popolazione consuma meno frutta e verdura di quanto raccomandato; elementi questi che rappresentano fattori di rischio per sia per il presente, che per il futuro.

2) ISTRUZIONE E FORMAZIONE

In ritardo rispetto all’Europa, con un lento miglioramento

Per quanto riguarda l’Istruzione, rimangono delle criticità: è aumentata la quota di giovani  che non lavorano e non studiano, soprattutto nel Mezzogiorno. Le costanti che influenzano i dati percentuali in merito, sono legate a: ceto sociale, territorio di provenienza, ricchezza, alla famiglia di provenienza.

3) LAVORO E CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA

Un grave spreco di risorse, accentuato dalla crisi

Gli indicatori segnalano un cattivo impiego delle risorse umane del Paese, soprattutto nel campo del lavoro femminile e fra i giovani. Il tasso di occupazione e quello di mancata partecipazione al lavoro sono ulteriormente peggiorati negli ultimi anni a causa della crisi economica.

4) BENESSERE ECONOMICO

Crescono deprivazione, povertà e disuguaglianze

In Italia, tra il 2010 e il 2011, l'indicatore della 'grave deprivazione' sale dal 6,9% all'11,1%, ciò significa che 6,7 milioni di persone sono in difficoltà economiche. Minore ricorso all’indebitamento e una maggior tendenza al risparmio (soprattutto per quanto riguarda beni che non siano di prima necessità), contraddistinguono l’attività economica delle famiglie italiane. Tuttavia, risultano forti disuguaglianze dal punto di vista della ricchezza, accentuandosi il divario tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri.

5) RELAZIONI SOCIALI

Nel nostro Paese persiste forte il senso di appartenenza familiare e dei legami di parentela.

Si assiste ad un fenomeno di bassa fiducia negli altri, al ricorso a reti familiari sovraccariche ed a  reti sociali. Le reti  familiari si sono dimostrate una fonte di sussistenza di benessere e di sostegno anche nella vita quotidiana.  Nucleo centrale e fulcro, che tesse e tiene in piedi tutta la struttura dell’albero genealogico è la donna. Le madri e le mogli, però, sono sommerse di compiti e  mansioni da svolgere, oltre al loro normale lavoro. La società in Italia, oltre che dalla famiglia, è sostenuta anche dall’associazionismo e dal volontariato. Questi ultimi, tuttavia, sono meno presenti proprio là dove sono più necessari, nel Sud e nelle Isole.

6) POLITICA E ISTITUZIONI

Politica sempre essere più distante dai cittadini

Si riscontra una assai diffusa sfiducia a tutti i livelli, da parte di tutte le classi sociali, in diverse aree del Paese. Di questo malcontento diffuso e generalizzato risente drasticamente la partecipazione politica. I cittadini sembra essere lontani dalla politica, in particolare le donne, che non si riconoscono nel sistema Italia che le discrimina sia ai vertici politici, sia  nel mondo del lavoro.

7) SICUREZZA

I reati sono diminuiti mentre aumenta il senso d’insicurezza

I reati criminali dilaganti, il degrado spesso delle periferie e di interi quartieri delle città   accrescono tra i cittadini il forte senso di insicurezza.

Nel 2011, infatti, borseggi e furti sembrano essere nuovamente in crescita, nonostante si fosse verificato, negli anni passati, un calo generalizzato dei reati. Il senso di insicurezza, tuttavia, è aumentato in modo particolare tra le donne. Più della metà di esse temono di essere violentate. Inoltre, mentre gli omicidi di uomini diminuiscono, questo  non accade per i femminicidi.

8) BENESSERE SOGGETTIVO

Buona la soddisfazione per la vita, anche se in calo nell’ultimo anno

Gli italiani tracciano un bilancio prevalentemente positivo della propria esistenza, ma le incertezze sulla situazione economica e sociale influenzano negativamente sia i comportamenti, che  le percezioni. L’ottimismo degli anni precedenti è andato perduto per lasciar posto a un attuale diffuso malessere, con forti segnali di disagio, crisi ed insicurezza. 

9) PAESAGGIO E PATRIMONIO CULTURALE

Una grande ricchezza non sufficientemente tutelata

L’Italia detiene un patrimonio di beni culturali e di paesaggi umani unici al mondo per valore e consistenza, con 47 siti nazionali iscritti come “patrimonio dell’umanità”, una densità di beni culturali  che supera i 33 beni censiti per 100 chilometri quadrati.

La consapevolezza della rilevanza di tale ricchezza ha permesso di inserire anche il paesaggio tra i 12 domini, un’altra forma di eccellenza del nostro Paese. Gli italiani risultano preoccupati per le esigue risorse destinate a tale settore e per lo scarso rispetto delle norme.

10) AMBIENTE

Qualche segnale positivo anche se persistono le criticità

Benesseree salutedel popolo italiano sono profondamente legati allo stato  ambientale in cui si trova il Paese. Vi è , quindi, la primaria esigenza di uno sfruttamento adeguato delle risorse, per evitare diffusi problemi ambientali ed inquinamento di ogni genere, con l’individuazione di 57 siti di interesse nazionale da bonificare, per un totale di 545 mila ettari. Una nota assolutamente positiva è l’incremento del consumo di energia da fonti rinnovabili, dal 15,5% del 2004 al 23,8% del 2011, un livello superiore alla media europea.

11) RICERCA E INNOVAZIONE

Nella ricerca imprese ancora distanti dalla media europea

L’Italia è indietrorispettoalla ricerca, vengonoemessitroppi pochi brevetti (solo 73,3 per milione di abitanti contro una media europea di 108,6),  ma si pone meglio in termini di propensione all’innovazione delle imprese. Questo potrebbe raffigurare un forte impulso per rilanciare l’economia nazionale e garantire un miglior tenore di vita. Nel triennio 2008-2010 le imprese italiane hanno, infatti, introdotto innovazioni di prodotto, di processo, organizzative o di marketing nel 54% dei casi, collocandosi al di sopra della media europea (49%). L’utilizzo di Internet è aumentato negli ultimi anni fino a coinvolgere il 54% della popolazione che, tuttavia, è ancora al di  sotto della media europea.

12) QUALITÀ DEI SERVIZI 

Ancora ritardi, con significativi progressi

I servizi sociali non sono ancora assicurati in maniera adeguata, soprattutto nel Mezzogiorno dove sono più richiesti. L’erogazione dei servizi di pubblica utilità, quali gas, elettricità ed acqua risulta migliorata. Si sono fatti grandi passi avanti nella differenziazione dei rifiuti, ma il Paese è ancora lontano dagli standard dei migliori paesi europei, una quantità di rifiuti troppo elevata è destinata alle discariche. Il trasporto pubblico ha visto un lieve incremento della propria dotazione infrastrutturale. La lunghezza delle liste d’attesa resta sempre un notevole ostacolo all’accessibilità del Servizio sanitario nazionale mentre la quota di anziani trattati in Assistenza domiciliare integrata è raddoppiata. Ancora drammatica risulta la situazione di chi vive nelle carceri italiane, dove il sovraffollamento è molto elevato.

Da tale rapporto emerge, pertanto, che esiste un tipo di benessere che, a partire dalla salute, alimentazione e stile di vita, va costruito e creato tutti i giorni, con scelte, anche apparentemente piccole, ma attente e consapevoli, in grado di incidere ed influire  profondamente sulla qualità di vita nostra e dei nostri figli.

 

Dott.ssa Emilia De Leo